L’insegnamento della danza è qualcosa che mi ha sempre attirato.
Ricordo che chiusa nella mia cameretta mettevo tutti i pupazzi in fila sul letto e insegnavo loro i primi passi della sbarra divertendomi a ripetere tutto quello che sentivo in sala. Quando alle elementari mi hanno chiesto di scrivere un tema una persona che ammiravo e che mi avrebbe ispirato nella mia vita da adulta (urca comunque a ripensarci che temone!) io lo scrissi sulla mia maestra di danza, che in effetti ha preso sempre più spazio nella mia formazione personale e professionale, fino a diventare quella che definisco la mia “madre artistica”.
Insomma l’idea che nella mia vita avrei insegnato è sempre stata parte di me, ma prima ho dovuto far vivere un pochino quel lato che invece voleva danzare su tutti i palchi del mondo. Non l’ho fatto, un po’ per incastri di vita, un po’ per grande paura di non farcela (si è un mio rimorso enorme), ma mi sono accontentata delle esperienze (semi)professionali che ho vissuto.
Mi sono avvicinata al mondo dell’insegnamento affiancando la mia docente, Claudia Monticone, a cui devo il 98% di quello che conosco della danza e del movimento. Con lei ho conosciuto non solo la tecnica e la pedagogia base della danza accademica, ma anche un modello di analisi, ricerca e trasmissione della danza che parte dalla sua essenza e che permette la manipolazione consapevole e integrata degli elementi che la compongono: gli studi coreologici.
Per saperne di più vi consiglio di guardare sul suo sito e sul suo profilo IG dove si dedica alla divulgazione e diffusione delle teorie e pratiche coreologiche.
https://www.instagram.com/claudiamonticone/
Più insegnavo più sentivo crescere in me non l’interesse verso la performatività, ma quello verso il senso pedagogico della danza, verso la sua possibilità di inserirsi all’interno dello sviluppo dell’essere umano e di permearlo. Con la consapevolezza di non sapere NULLA dello sviluppo infantile, ma di voler sapere ogni cosa mi sono iscritta all’università. La facoltà di TNPEE mi ha donato moltissime risorse per comprendere i bambini e le bambine e per poter adattare le attività in maniera funzionale all’epoca di sviluppo e al tipo di funzionamento. Con il mio progetto di tesi e con i corsi che ho avviato successivamente ho sentito che due parti si stavano incastrando all’interno di qualcosa che stavo costruendo io, che mi assomigliava.
Nel corso della mia formazione continua ho iniziato il percorso per diventare operatrice DIR Floortime e, nel mio bisogno di sentirmi integrata e di costruire una mia identità come insegnante ho provato a inserire anche quelle che sono le pietre miliari del modello: seguire l’iniziativa del bambino, rispettare e supportare i profili individuali e far evolvere la persona attraverso la relazione.
Aver avuto la fortuna di aver potuto approfondire gli studi coreologici prima di questa visione sull’essere umano mi ha permesso di avere già delle risorse per individualizzare il lavoro, nonostante si parli di un corso di gruppo, di costruire un percorso pedagogico anno per anno che tenesse in considerazione i diversi profili delle persone iscritte e che mirasse all’integrazione tra questi, il tutto attraverso il movimento danzato.
Ho così compreso che il mio obiettivo quando sono in sala, come docente di propedeutica alla danza, non è insegnare danza, ma donare uno spazio di conoscenza personale e reciproca, un luogo sicuro in cui poter esplorare il proprio corpo che si aziona, lo spazio, le dinamiche, le relazioni, per prendere consapevolezza della materia prima della danza: il movimento.
In un panorama societario che mira alla performance, in un contesto artistico dove si cerca spesso la forma più che la sostanza, questo approccio alla danza e al suo insegnamento, spesso mi penalizza, ma ho la fortuna di collaborare con la sola scuola in Italia che ha una visione coreologica su tutti i corsi, ho la fortuna di collaborare con la persona che ha inserito (forse inconsapevolmente) il primo semino nel mio cervello, ho la fortuna di avere uno spazio sicuro dove anche io posso sperimentare, ricercare e vivere il movimento e la sua esplorazione nella relazione con le bambine (ahime solo femmine), ho la fortuna di insegnare a la Caffetteria della Danza.